Laura Squarcia

Laura Squarcia è un’artista capace di rendere viva la materia, infatti, soprattutto attraverso l’uso e la lavorazione della lana di vetro riesce a dare vita a immagini e mondi sulla tela.
Quelli dell’artista sono dipinti scultorei, che nascono dalla lavorazione della materia e della lana di vetro, come fossero materia pittorica. La lana viene stesa sulla tela dalle mani dell’artista, come fosse colore steso con il pennello e capace di generare allo stesso modo forme, evocare mondi e sensazioni nell’anima dello spettatore. Quelli creati da Laura Squarcia sono soprattutto mondi lontani, pianeti, stelle, comete infuocate o lune cariche di luce, che proiettano lo spettatore lontano nel tempo e nello spazio. 
Attraverso lo sguardo delle opere di Laura Squarcia lo spettatore compie un viaggio alla scoperta di nuovi mondi e allo stesso tempo di sé stesso, perché i colori forti e violenti, come i rossi e i bianchi, portano a compiere un viaggio nella propria anima. 
Con gli occhi lo spettatore osserva a fondo la materia stesa e lavorata dall’artista, una materia viva e ricca di energia, palpabile con lo sguardo quasi fosse una scultura e capace di scuotere l’animo con le sue forme e i suoi colori. 
 
1 Ci parla della sua formazione?
La mia formazione artistica trae origine dall’esame di terza media. Il mio insegnante di disegno, Carlo Ranzi, come prova d’esame ci aveva allestito sulla cattedra una natura morta. Io, senza ancora aver conosciuto gli artisti del passato, avevo interpretato e trasformato quel soggetto in un modo molto personale. Questo risultato aveva indotto il mio professore a parlare con i miei genitori per incoraggiarli a indirizzarmi verso il liceo artistico. Successivamente la mia formazione si è completata con l’abilitazione all’insegnamento dell’Educazione Artistica nelle scuole medie.
 
2 So che ha anche insegnato arte… com’è educare all’arte rispetto a creare arte?
Credo che insegnare arte e fare arte in un certo senso possano coincidere. Insegnando ai ragazzi si trasferisce loro la propria visione e osservazione del mondo circostante, per incoraggiarli ad essere a loro modo osservatori e protagonisti al tempo stesso: insegnare è come pensare ad alta voce. Inoltre, vengono messi a loro disposizione tutti gli strumenti che possono sprigionare la loro creatività (dalla tecnica alla conoscenza degli artisti del passato). Interagire con tutto ciò è già fare arte insieme. Invece nel proprio studio è un procedimento intimo.
 
3 A quali artisti del passato si ispira?
Nel mio percorso formativo, attraverso lo studio della storia dell’arte, sono stata particolarmente attratta e affascinata dalle operazioni artistiche di alcuni maestri contemporanei, che trovavo interessanti nel modo nuovo in cui rappresentavano la realtà, primo fra tutti Paul Klee. Poi Mondrian, Picasso, Fontana, Castellani, Burri...

4 Le sue opere sembrano creare dei mondi… rimandano alle stelle e ai pianeti… 
Dopo un ciclo di mari, realizzati con reti da pesca, ho cominciato a indirizzare il mio sguardo al cielo, in seguito ad un regalo di numerose riviste di astronomia fattomi da mio figlio: ne è scaturito subito un forte interesse e trasporto verso questo cosmo sconfinato, ricco di fenomeni naturali determinati da astri e costellazioni. Stimolatane, ho cercato di individuare un materiale che potesse fare “cassa di risonanza” alle immagini che volevo raccontare.
 
5 Parte fondamentale dell’opera è la materia, la lana di vetro… come si relaziona con la materia che lavora?
È arrivata la lana di vetro, che un giorno ho visto per caso in una ferramenta. E lei, la Materia, mi è venuta incontro. Mi portava le immagini, cioè mi parlava. Più entravo nello studio del cosmo più la lana di vetro mi suggeriva la traduzione di ciò che volevo rappresentare.
 
6 Ci racconti un po’ la tecnica di lavorazione… 
La lana di vetro si presenta in fogli spessi, usati come isolante. Di questa materia mi ha colpito il fatto che io potessi sfibrarla, maneggiarla con facilità, domarla con le mie mani (rendendola leggera, trasparente, impercettibile) e infine incollarla sulla tela. Il colore arriva attraverso la sua tinteggiatura in acqua con colori sintetici e vegetali.
 
7 Le sue opere sembrano delle sculture in realtà… il colore pittorico è sostituito dalla lana che “dipinge” allo stesso modo… 
La materia e il colore sono un tutt’uno per catturare l’intero fenomeno cosmico, come se un retino catturasse l’immagine e la portasse davanti a me in tutta la sua pienezza (materia, forma, colore) ed essenzialità.
 
8 Anche il colore, così forte e violento, è una parte fondamentale del lavoro… 
Infatti, il colore è per me essenzialità ed emozione, graffio e pugno allo stomaco, come ci arrivano gli astri e i fenomeni cosmici.
 
9 Sono opere così essenziali e lineari… come concilia la forma con il colore…
Il colore e la forma sono suggeriti dalla realtà stessa degli astri, in senso squisitamente figurativo.
 
10 Le sue opere portano lo spettatore a compiere un viaggio in mondi lontani ma sono allo stesso tempo molto intime…
Sì, il viaggio nel cosmo è un viaggio verso se stessi, verso la parte più interna, autentica, essenziale di noi.
 
11 Verrebbe quasi voglia di toccare le opere, sono così materiche, quasi scultoree… 
Sì, perché le immagini vengono verso di noi prepotentemente, come se precipitassero dallo spazio.
 
12 Ci racconta le mostre a cui ha partecipato per lei più significative?
Tra le mostre per me più significative ne pesco essenzialmente quattro, che riporto qui in ordine cronologico: la prima è stata realizzata in Sardegna, nella Barbagia, nel giardino megalitico di Sa Itria con il titolo PLEXUS “Il Serpente di pietra”, dove cento artisti di ventitre Paesi sono stati ospitati per una settimana dal Comune di Gavoi in un evento-confronto tra pittori, scultori, musicisti, poeti, attori e registi, attraverso la realizzazione delle proprie specifiche espressioni; la seconda è stata la mostra personale presentata da Marcello Venturoli e allestita a Roma presso la Galleria “La Borgognona”, perché vi ho incontrato molti artisti romani, tra cui Franca Sonnino, Elvi Ratti, Carlo Lizzani, Mario Lunetta, Maria Luisa Spaziani ed altri; la terza, sempre a Roma, nella chiesa di Santa Rita in Campitelli, presentata da Margerita Hack, in occasione della presentazione del progetto del Nuovo Planetario, dove ho incontrato anche Paco Lanciano; la quarta è stata la collettiva “Cosmos”, realizzata a Gubbio nel Palazzo dei Consoli, che mi ha dato l’occasione di incontrare artisti che avevano sviluppato lo stesso tema.
 
13 Progetti espositivi futuri?
Al momento l’emergenza ha rimandato tutto, e il mio lavoro è soprattutto concentrato all’interno dello studio.
 
14 Sta lavorando a nuovi cicli?
Sto progettando un ciclo di paesaggi che da un po’ di tempo stanno attirando la mia curiosità.

15 Si è mai cimentata con altri cicli, magari più realistici oppure con tecniche differenti?
Sì. In passato mi sono occupata di paesaggi e soggetti vari realizzati con la tecnica della tempera, alla ricerca di atmosfere basate su gamme e sfumature cromatiche. Successivamente, un ciclo di mari realizzati con la rete dei pescatori. Dopo un viaggio in Grecia con la mia famiglia, prendendo contatto con tanti pescatori che nei porti vedevo intenti a ricucire le maglie di quelle splendide reti, strumenti del loro lavoro quotidiano, ho cominciato a fantasticare su come quegli strumenti che servivano a procurare cibo per l’uomo potessero diventare cibo per l’anima. Ho chiesto alla mia famiglia uno spazio nel nostro camper per poter portare al mio studio un po’ di quelle reti e utilizzarle per il mio lavoro. È cominciato così un ciclo di mari con queste reti, che incollavo sulla tela solo con i polpastrelli, dove il colore era rappresentato o dal fondo della tela o dalla tinteggiatura delle reti stesse.
 
16 Le sue opere hanno un certo tipo di target? È importante ricordare che hanno prezzi anche accessibili…
No, non hanno un tipo di target: possono avere anche prezzi  accessibili.
 
17 Come reputa il mondo dell’arte contemporanea?
Mi piace quando l’artista è onesto e fa tesoro delle esperienze artistiche dei maestri del passato.
 
18 Crea anche opere su misura? Magari per un determinato spazio o esigenza del cliente…
Sì, mi viene naturale far interagire un mio quadro con l’habitat a cui è destinato.
 
19 In che tipo di ambiente immagina le sue opere… io le vedo perfette per ambienti molto essenziali… un po’ le case di oggi…
Anche io le immagino in ambienti minimali, essenziali, moderni.
 
20 Concludiamo con poche sue parole per il collezionista che ci legge, che racchiudono la sua poetica e la sua ricerca…
Il mondo delle parole e quello delle immagini hanno linguaggi diversi, ed io sono abituata ad esprimermi attraverso forme, colori e spazi. Il processo creativo inizia con una idea e si sviluppa mediante un dialogo con il soggetto stesso, dando seguito a variazioni e modifiche in un naturale processo di espansione. I soggetti sono per me elementi mentali ed echi di esperienze passate, dove cerco il colore, che dispongo sulla tela per trarne il ritmo nello spazio, tendendo sempre di più alla sintesi, attraverso simboli essenziali e vibrazioni cromatiche. Sono portata a non indugiare: le opere di un progetto rappresentano delle tappe (ogni opera è la continuazione di quella precedente) che conducono sempre ad un approfondimento all’interno di un unico processo evolutivo.
 


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